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A.C.2263
Signor Presidente, signor Ministro, che non vedo più, il complesso degli emendamenti che abbiamo presentato per migliorare il decreto-legge in esame si propone di modificare in misura sostanziale gli effetti perversi del provvedimento, quelli per intenderci che determinano, neppure tanto surrettiziamente, una sanatoria per comportamenti illeciti (e lo abbiamo detto in vari modi). Con questo decreto-legge ritorniamo sul tema delle quote latte a sei anni dall’approvazione della legge n. 119 del 2003, che avrebbe dovuto porre la parola «fine» ad una vicenda davvero poco gratificante per il nostro Paese.
Quella legge fu approvata dal Parlamento a larghissima maggioranza, con il voto contrario della Lega, che per l’occasione preferì mettersi dalla parte dei Cobas del latte. Si potrebbe parlare quindi di una sorta di ritorno del rimosso, mai del tutto domato e mai del tutto incardinato dentro una disciplina razionale; eppure, proseguendo la metafora freudiana, la terapia era stata predisposta con accortezza. La citata legge n. 119 era stata costruita per produrre garanzie di rispetto della quota assegnata, definendo una procedura per favorire, con il meccanismo della rateizzazione, il pagamento del debito generato dalle multe fino ad allora non pagate.
Al meccanismo aderì la stragrande maggioranza dei produttori, mentre poche migliaia di produttori decisero di non aderire ed intrapresero la via dei ricorsi, rifiutando di pagare le multe ed impedendo quindi alla stessa legge di dispiegare pienamente i suoi effetti.
In un primo tempo ci era parso di cogliere nelle parole del Ministro una qualche disponibilità al confronto sulle questioni che avevamo sollevato come gruppo del Partito Democratico in Commissione agricoltura; la disponibilità non ha tuttavia superato la prova dei fatti e con rammarico constatiamo il prevalere degli interessi di pochi grandi splafonatori, lasciando evidenziare un diverso trattamento tra chi ha agito nella piena legalità delle regole (ricorrendo anche a mutui che incidono pesantemente sui bilanci aziendali) e chi, invece, ha scelto di ignorare la legge.
In questo decreto-legge si propone e si ripropone un dilemma formidabile, cioè la giustificazione etica e politica di sanatorie per comportamenti illeciti.
Oltre a provocare danni economici al sistema generale e al corretto funzionamento dei mercati, in particolare, questo tipo di sanatorie legittimano l’idea intollerabile che rispettare la legge non conviene. Che lei, signor Ministro, avesse in mente una sorta d’indulgenza plenaria per mondare i peccati dei pochi irriducibili e furbi è stato ben colto dalle organizzazioni di categoria e da quegli allevatori che hanno voluto rappresentare le proprie ragioni manifestando in direzione di Arcore e di Gemonio poche settimane fa.
Chi rispetta le regole, chi lavora dentro i perimetri della legge, ha uno speciale diritto morale di parola rispetto agli apologeti della furbizia. A questa mobilitazione va riconosciuto il merito di aver trasferito la necessaria forza affinché il testo presentato in origine fosse modificato al Senato. I miglioramenti apportati hanno introdotto norme di garanzia che declinano un elementare principio di giustizia, evitando di premiare chi in realtà non può essere premiato.
La rinuncia al contenzioso esemplifica il senso del ragionamento, tuttavia quel rimosso torna ad agire, quasi a voler attribuire all’indistinto legale una priorità sulla logica della giustizia (faccio riferimento alla modifica che voi avete inserito in Commissione agricoltura andando a peggiorare ulteriormente il testo licenziato dal Senato). Se prima il mancato pagamento di una sola rata era sufficiente a far decadere i benefici derivanti dalla rateizzazione e dall’assegnazione di nuove quote, ora si stabilisce che la decadenza di questi benefici si avrà solo in caso di reiterato mancato pagamento; ma spiegateci cosa significa «reiterato». Tutta la razionalità della regola che si intendeva affermare ritorna nell’indistinto di una notte - è davvero il caso di dirlo - in cui tutte le mucche sono nere, preparando così una nuova era di infinite dispute legali e di nuovi ricorsi.
Noi crediamo che il Paese deve pur trovare una soluzione definitiva alla vicenda dei cosiddetti splafonatori o irregolari del latte che dura ormai da un quarto di secolo. Per questo abbiamo contribuito come Partito Democratico, con responsabilità, serietà e rigore, alla definizione di una soluzione giusta e definitiva. Per questa ragione abbiamo inteso offrire alla discussione questo pacchetto di emendamenti utili a migliorare il decreto-legge e a rilanciare con forza il settore lattiero-caseario.
I nostri emendamenti tendono, quindi, a modificare tutte le norme che, in modo diretto o indiretto, favoriscono chi ha agito al di fuori della legge, a partire dalla creazione di canali prioritari per la distribuzione delle quote per chi si è sempre mosso nella legalità, invertendo la priorità tra affittuari e splafonatori; questo è il cuore del provvedimento ed è anche il luogo dove si affermano i principi di equità e giustizia.
Il Ministro avrà anche le sue personali regioni di parte nel farlo, ma è davvero incomprensibile ed intollerabile pensare di redistribuire la quota di produzione aggiuntiva senza prevedere una differenza ed una distinzione tra chi in questi anni ha affittato le quote, e chi, invece, ha acceduto nella propria produzione. La differenza è sin troppo evidente: mentre i primi hanno fatto ricorso all’affitto delle quote per garantire la propria produzione e stare nelle regole, i secondi esondano dalla quota assegnata senza alcun costo aggiuntivo, né senza troppi scrupoli rispetto alla legge vigente.
Il complesso di emendamenti, quindi, migliora i contenuti del decreto-legge, imprimendogli un più deciso effetto sistemico, che va ad interessare anche altri settori del comparto agricolo. Questi emendamenti sono stati, quindi, articolati al fine di potenziare la disponibilità del Fondo rotatorio a sostegno del settore e sostenere chi ha investito in questi anni; ad individuare un sistema di compensazione delle multe con i contributi PAC, non solo per la prima rata, ma a scalare per le successive; ad assegnare le quote di riserva nazionale fino all’adesione alla rateizzazione e al pagamento della prima rata; ad introdurre misure a favore delle imprese che effettuano la stagionatura di lungo periodo dei prodotti caseari; e a finanziare adeguatamente il Fondo di solidarietà nazionale - come è stato ricordato dai miei colleghi - e a dare piena attuazione ai meccanismi di gestione del rischio in agricoltura, potenziando il ruolo delle polizze assicurative. nostri emendamenti vanno anche nella direzione del ripristino del canone ricognitorio per le imprese ittiche e di porre fine ai contenziosi INPS con le cooperative forestali. Ecco, in questo pacchetto emendativo c’è il nostro contributo, un contributo di forza di opposizione che sa assumersi la responsabilità delle scelte con rigore e serietà. Ora tocca a voi dimostrare al Paese il senso delle vostre scelte senza ambiguità e in modo inequivoco. |